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IO STO CON I TASSISTI.



Sono oltre 20mila quelli che operano nei capoluoghi di provincia italiani. Sono artigiani che lavorano tutti i giorni, garantendo un servizio pubblico 24 ore su 24, festivi inclusi. A Trieste ce ne sono 250, con altrettante famiglie che traggono il proprio reddito dalla loro attività. Sono i tassisti.


Quello dei taxi è un servizio pubblico a tutti gli effetti, inserito nel sistema del trasporto pubblico locale. I Comuni ne regolamentano l'attività, le modalità di svolgimento, le tariffe. Ne stabiliscono il numero, tenendo conto del bacino d'utenza, mantenendo un equilibrio tra domanda e offerta. In accordo con le Associazioni dei consumatori e gli altri soggetti facenti parte del sistema del trasporto pubblico, individuano le tariffe, usando sensibilità nei confronti dell'utenza e ponendo attenzione alla sostenibilità economica del servizio da parte degli operatori.


Un sistema che funziona. E funziona anche bene. Tanto bene che, periodicamente, spunta il politico di turno che mira a scardinarlo. E' accaduto con Veltroni sindaco di Roma, con Bersani presidente del Consiglio. E' ora il turno di Mario Monti, piovutoci sulle nostre teste con i voti di nessuno.
La parola magica è sempre la stessa: liberalizzazione.


Intendiamoci. Chi scrive si considera un liberalista (che è cosa diversa da un liberista) e ritiene che lo Stato - o chi per lui - è bene si astenga dall'intervenire su dinamiche che possono venire meglio e più convenientemente regolate dal mercato e dalle sue leggi competitive.


Ma un servizio pubblico, per sua definizione, non è un servizio di "mercato". Il tassista non vende un prodotto. Espleta un servizio. Che è tutt'altra cosa. Non può definire prezzi, diversificare l'offerta, promuoversi singolarmente, procacciarsi o fidelizzarsi clienti propri. In cambio di questi limiti, del fatto che i proventi economici sono tutt'altro che certi e costanti e che il servizio è pubblico, l'Ente regolamentatore fissa un numero massimo di vetture da adibire a tale attività. A garanzia della qualità, dello stesso mantenimento in vita del servizio, della sua remuneratività, della parità e trasparenza di trattamento dell'utenza.


Spazzare via tutto questo significa cagionare danni certi e pesanti. Lo si fece una decina d'anni fa in Olanda. Con risultati disastrosi. Tariffe aumentate, scadimento della qualità, professionalità sparita, un'intera categoria professionale rovinata. Infatti stanno seriamente pensando di fare marcia indietro. D'altra parte, non serve essere fini economisti per capirlo. L'abolizione di regole d'accesso e tariffe nel comparto dei taxi produrrebbe una babele. Senza alcuna garanzia per il consumatore, oltre che per gli operatori. Sarebbe come pensare di liberalizzare il trasporto pubblico urbano di linea: consentire che chiunque possa acquistarsi un autobus, mettere sulla tabella il numero della linea che più gli aggrada e trasportare gente a un prezzo che stabilisce lui. Follia, no?


Allora, piuttosto che proporre modelli che già altrove hanno fallito e scardinare un sistema identico a quello vigente in Francia e Germania (tanto per citare l'Europa tanto cara al nostro Mario Monti), si tracci, una volta per tutte, una netta separazione tra ciò che è e deve rimanere pubblico e regolamentato - perché soddisfa un interesse generale - e quali settori invece, sviluppandosi e già sostenendosi secondo dinamiche concorrenziali, possono tranquillamente fare a meno di regole imposte dalla politica.


Aver confuso i piani ha già prodotto, nel recente passato, clamorosi errori. Favorendo la nascita di cartelli e monopoli privati al posto di quelli pubblici, senza alcun vantaggio per i consumatori. Valga su tutti l'esempio delle concessioni a privati delle autostrade, dove non mi pare alcun utente abbia riscontrato benefici in termini di tariffe e, spesso, neanche in quelli di manutenzione.


Ma è probabile che il disegno del signor Monti sia proprio questo: far entrare nel settore dei taxi grosse società o cooperative, in grado di monopolizzare il servizio, trarne grossi profitti anche a scapito dei guidatori che da "padroncini" diventerebbero, insieme ai nuovi "beneficiari" della liberalizzazione, nient'altro che ulteriori precari sottopagati.


Per tutti questi motivi, per aver conosciuto da vicino le problematiche della categoria avendo presieduto per 5 anni la Commissione comunale del trasporto pubblico locale non di linea, perché sono anch'io un artigiano e, consentitemi, anche per simpatia, io sto convintamente dalla parte dei nostri tassisti.
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