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FESTA DEL FRIULI: IL LEGHISTA FONTANINI CONTINUA LA POLEMICA CONTRO TRIESTE.


Continuano le provocazioni del leghista Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine, in ordine alla legge regionale istitutiva della "Festa della Patria del Friuli". Le ultime, in ordine di tempo, sono contenute nella lettera (testo completo in fondo al post) in cui l'esponente del Carroccio risponde al Consiglio comunale di Trieste, composto, secondo lui, da "ignoranti della storia" e colpevole di avere dissentito, all'unanimità, sul fatto che per una festa locale serva una legge della Regione.

Ebbene, Fontanini non demorde e rafforza le sue tesi bislacche... Afferma, con sprezzo del ridicolo, che la legge "rappresenta un importante strumento di difesa della comunità friulana" (che dovrebbe difendersi da chi? da cosa? mah...). Sostiene che le ragioni della specialità regionale siano dovute a friulani, tedeschi e sloveni (la mutilazione post-bellica del territorio triestino evidentemente non gli dice nulla...). Definisce "doveroso" che il Consiglio regionale si dedichi a emanare leggi di questo tipo.

Ma l'apice dell'assurdo viene raggiunto quando il presidente provinciale friulano cita esempi di altre Regioni, per le quali sono state istituite specifiche giornate celebrative: la "Festa del popolo veneto", la "Festa della Toscana", quella di Piemonte, Lombardia, Marche, Sardegna e Valle d'Aosta.

Già, ma così Fontanini si dà la zappa sul piede da solo. Quelle che lui stesso cita, sono ognuna la celebrazione di un'INTERA regione. Non di un pezzo soltanto, come è invece quella della “Fieste de Patrie dal Friûl, in cui già il nome è scritto in una lingua incomprensibile a metà dei corregionali.

Immaginate che succederebbe se la Regione Emilia-Romagna istituisse per legge una celebrazione per i soli Emiliani o rivolta esclusivamente ai Romagnoli?

Una differenza - tra intera comunità regionale e una parte soltanto - che certo non può sfuggire all'erudito Fontanini. Perché il suo scopo non è unire e ricomporre, ma dividere e alimentare polemiche per proprio esclusivo tornaconto politico.

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