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TRIESTE, PORTO VECCHIO: SE OTTO CONCESSIONI VI SEMBRAN POCHE...


Abbiamo una certificazione: dopo il ritiro della cordata Portocittà, nessuno ha proposto di acquisire l’intera area del Porto Vecchio di Trieste. Con buona pace dei denigratori del cosiddetto “spezzatino”, come giornalisticamente è stata definita la suddivisione in 22 lotti dell’antico scalo giuliano. 

Se l’Autorità Portuale avesse infatti seguito le indicazioni di Regione, Comune, Provincia, politici ed “esperti” vari – tutti casualmente targati PD -, costruendo un bando secondo il principio “o ti prendi l’intera area oppure niente”, oggi il risultato sarebbe: "niente". Invece siamo a 8. Che, se la matematica non ha anch’essa renzianamente cambiato verso, risulta essere ancora un numero superiore allo zero.

In termine di superficie, quindi, oltre la metà del Porto Vecchio potrebbe venire recuperata e riutilizzata da soggetti che hanno concretamente manifestato l’interesse a farlo. In anni di crisi economica pesantissima, constatare che c’è qualcuno disposto a investire cifre ingenti su un’area per gran parte abbandonata da decenni, dovrebbe far stappare alla città una bottiglia di spumante.

Invece assistiamo al solito teatrino politico dove non importa nulla del risultato: prioritario è crocifiggere chi l’ha ottenuto, usando la banale metafora del bicchiere. “È mezzo vuoto!” si indignano gli inerti spettatori democratici. Nel puerile tentativo di occultare una verità evidente a chiunque: quel bicchiere, desolatamente asciutto da tempo, oggi intravede la possibilità di venire riempito. Per metà. Che è molto, molto più del loro niente.
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