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GRILLINI E PD CONTRO LE PICCOLE IMPRESE: ECCO IL "DURT", 21 NUOVI ADEMPIMENTI BUROCRATICI AGLI ARTIGIANI GIÀ IN GINOCCHIO.


Lo Stato non paga i lavori eseguiti dalle imprese, ma pretende la certificazione di regolarità tributaria. Costringendo i piccoli imprenditori, soprattutto artigiani, a compilare altri moduli e sottostare a 21 nuovi adempimenti burocratici.


Questo grazie all'invenzione del parlamentare grillino Giacomo Pisano, sostenuto dal viceministro del PD Stefano Fassina.

Gente che, evidentemente, vive su pianeti diversi dal nostro e che non ha idea di cosa voglia dire lavorare. O, meglio, tentare di farlo.

Di seguito l'articolo di Dario Di Vico, pubblicato sul Corriere della Sera di oggi.


E i grillini inventarono il Durt, 21 obblighi in più per i Piccoli
DARIO DI VICO, Corriere della Sera, giovedì 25 Luglio 2013

La battuta più feroce è di Alberto Microsatira, un blogger molto attivo su Twitter: «In Inghilterra tutti si chiedono come si chiamerà Royal Baby, da noi che nome prenderà la prossima tassa». 

Il neonato Durt, al secolo «documento unico di regolarità tributaria», non è una tassa in senso letterale ma di fatto lo diventa perché impone 21 adempimenti burocratici in più ad artigiani e piccoli imprenditori della filiera dell’edilizia e dei servizi di manutenzione.


Una ditta che ha partecipato a un appalto per essere pagata deve comunicare — si pensa ogni 30 giorni — all’Agenzia delle Entrate tutti i dati delle buste paga dei dipendenti e delle liquidazioni Iva che diventano mensili. Solo dopo aver ricevuto il bollino blu del Fisco l’impresa può rivolgersi alla controparte e finalmente chiedere di essere pagata

Il Durt viaggia dentro l’articolo 50 dell’ex decreto del Fare e un risultato lo ha ottenuto subito: ha fatto infuriare il portavoce di Rete Imprese Italia Ivan Malavasi e il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti che ha addirittura minacciato di «scendere in piazza contro la nuova scandalosa norma».

Il Durt, dunque, è l’ennesimo laccio che finisce per legare le attività delle piccole imprese e costringerle a perdere tempo e soldi in adempimenti formali che se in una grande impresa sono delegati alle strutture ad hoc, nella piccola investono direttamente l’impegno del titolare. 

La novità però è per così dire “politica” perché sulla materia fiscale è sorto un inedito asse. A inventare il Durt è stato un esponente del Movimento 5 Stelle, Giacomo Pisano, che è riuscito con un blitz delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio in seduta comune a far approvare il suo emendamento. Con tanti saluti alla semplificazione e ai comizi veneti di Beppe Grillo che si era sbracciato per intascare il voto degli artigiani delusi. 

Pisano però non ce l’avrebbe fatta senza l’aiuto del rappresentante del governo, il viceministro Stefano Fassina, uomo di punta del Pd. Alzando la mano in segno di approvazione Fassina ha fatto l’assist decisivo e ha permesso al grillino Pisano di mettere a segno la sua iniziativa

A niente è valsa l’opposizione di Enrico Zanetti di Scelta civica, l’asse del “cambiamento” Pisano-Fassina l’ha avuta vinta portandosi dietro il Pd. 

Ma così facendo i papà del Durt hanno messo nei guai il governo che ora sta tentando disperatamente di rimettere mano al testo, anche perché l’articolo 50 introduce qualcosa che l’articolo 51 in teoria avrebbe dovuto in parte abolire. 

La confusione la fa da padrona e così il governo del Fare e delle semplificazioni rischia di presentarsi come quello che aumenta gli adempimenti burocratici e discrimina di nuovo i Piccoli. E sicuramente non è un gran successo. 

Anche perché il governo è il titolare di quella Pubblica amministrazione colpevole di un incredibile ritardo nei pagamenti alle imprese e solo adesso sta onorando le prime fatture. Artigiani e medi imprenditori finora avevano guardato con favore all’esecutivo di Enrico Letta e avevano accettato persino la logica operativa del cacciavite, poche riforme e tanta manutenzione straordinaria. 

Non pensavano però che con l’aiuto dei grillini il cacciavite di Letta finisse nei loro occhi.
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