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SALVIAMO GLI ANIMALI DEL PRESEPE VIVENTE DI TRIESTE!

Inaugurazione del Mercatino di Natale e del Presepe Vivente nel 2009.
Il Presepe Vivente di Trieste è (era) un raro esempio di iniziativa virtuosa, dove tutti i soggetti coinvolti nell'iniziativa sono "vincenti". Vediamo perché.

Dieci anni fa, un'associazione Onlus salva degli animali da morte certa.
Da allora, li mantiene e accudisce costantemente, grazie ai proventi di un Mercatino di Natale che la medesima associazione organizza in collaborazione con il Comune di Trieste.
Il Mercatino di Natale, a sua volta, deve il suo successo alla presenza attrattiva degli animali, presenti per una decina di giorni l'anno.
Il meccanismo funziona così bene che, oltre a generare risorse per mantenere gli animali, finanzia allestimenti natalizi e consente di fare beneficenza, offrendo attrezzature sanitarie ad altre associazioni che si occupano di persone con problemi di salute o con disabilità.
Il tutto in una cornice di decine di migliaia di visitatori, grandi e bambini, Triestini e turisti che il Presepe Vivente attira in centro città, con evidente beneficio per attività commerciali, pubblici esercizi e per la promozione turistica di Trieste.


E tutto questo senza che venga impiegato nemmeno un euro di denaro pubblico.

Ma evidentemente la giunta Cosolini, nella sua opera di scientifica demolizione di tutto ciò che di positivo era stato sviluppato negli anni precedenti al suo insediamento, non poteva tollerare che qualcosa sopravvivesse al suo avvento.

Così ora il cammello Paolino, i lama Giulietta e Romeo e gli altri beniamini del Presepe sono essi stessi, incolpevolmente, a rischio sopravvivenza, come vi ho raccontato nel post precedente. 

Il Presepe tradizionale del Mercatino di Natale.
Sono desolanti le aride dichiarazioni dell'assessore Pellaschiar. "Potevano pensarci prima", risponde laconicamente alla meritoria Onlus alla quale ha cancellato, di punto in bianco, l'unica fonte di autonomo ricavo per il mantenimento degli animali. "Migliaia di mail di protesta" è la scusa addotta dall'assessore per sopprimere il Presepe Vivente.

Mail delle quali ho già richiesto copia. Di tutte le "migliaia".

Perché di mail così ne ricevevo anch'io, quando per cinque anni, da assessore, mi sono occupato anche di questo aspetto della vita cittadina. Ma erano qualche decina, non migliaia.

E, fatto più importante, per poterle leggere le recuperavo dalla cartella "spam".

Sì, perché erano quasi tutte anonime, e tutte con il medesimo testo copia-incollato. Frutto di dolosa disinformazione propagata attraverso una "catena di Sant'Antonio", innescata da gruppuscoli di vegetariani ortodossi e pseudo-animalisti estremisti. Non triestini, ma sparsi in giro per l'Italia.
Gente che, quindi, non solo non ha mai visto di persona gli animali del Presepe, ma che dubito perfino sappia dov'è Trieste. Gente che, perciò, non rappresenta i nostri concittadini.

Sconforta allora constatare come la giunta Cosolini assuma decisioni sulla base di un semi-anonimo spamming via mail, anziché sull'evidenza delle migliaia di Triestini e turisti che, a frotte, affollavano le vie del Mercatino, del Presepe e del centro città. Se questo continuerà a essere il metodo, ci attendono ancora tre anni e mezzo di amministrazione grigia e rinunciataria, sideralmente distante dal sentire della città.

Mercatino, Presepe, albero di Natale dal canale di Ponterosso.
Sullo sfondo, la chiesa di Sant'Antonio Nuovo.
Che fare, ora? Giungono già molti messaggi di disapprovazione per la decisione dell'amministrazione comunale, insieme a proposte: raccolta firme, manifestazioni di dissenso, una colletta, sistemazioni alternative per gli animali. Tutte valide e avanzate con il cuore.

Ma io credo che in prima battuta si debba chiedere una cosa su tutte: il sindaco faccia dietrofront e conceda il permesso di allestire il Presepe Vivente. La decisione di abolirlo è stata assunta probabilmente senza pensare alle conseguenze. Confermi quindi anche quest'anno e in futuro l'iniziativa che tanto successo ha avuto e potrebbe ancora avere.

Oppure, se l'orgoglio e la difficoltà di riconoscere di aver sbagliato gli impediscono di farlo, almeno non ne faccia pagare le conseguenze agli animali. Trovi il sistema per salvarli. Magari assumendosene fino in fondo la responsabilità e tirando fuori dalla propria tasca e da quelle della sua giunta i 5mila euro l'anno necessari per salvarli, evitando loro la strada del macello.

Non dovesse verificarsi nessuna di queste ipotesi, provvederemo noi. Noi cittadini che amiamo gli animali, amiamo il Natale, amiamo Trieste.
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