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CENTRI MONOMARCA VIA DA TRIESTE: SPIACE RICORDARE CHE "IO L'AVEVO DETTO".



La Fondazione Gaslini blocca i propri investimenti. L'assenza di risposta alla proposta di insediare un centro monomarca (Decathlon) fa fuggire l'imprenditore. Come è ovvio.


Stessa sorte per altri sei interventi, programmati da privati in città. Per complessivi 100 milioni di investimento e 500 nuovi posti di lavoro. Destinati soprattutto ai giovani.

La delibera che dice "sì" agli investimenti ha in calce la mia firma. Data 30 luglio 2010.

Da allora una girandola di tentennamenti. Sulla delibera deve esprimersi il Consiglio comunale. Ma non è mai arrivata all'aula. Una serie di atteggiamenti che nemmeno nell'Unione Sovietica si usavano ("dobbiamo vedere, capire, cosa vogliono vendere, c'è bisogno o no di quello che vogliono vendere, ma poi c'è troppa concorrenza, si è vero che i Triestini vanno comprare in Friuli ma ai piccoli negozi cosa diciamo...") ha bloccato l'iter. Ferma contrarietà è stata espressa dal Sindaco e da alcuni Consiglieri comunali.

Per quanto mi compete, il percorso si è concluso in quel 30 luglio 2010. Positivamente. Poi la palla è passata ad altri. Che l'hanno fatta rimbalzare, finché si è bucata e sgonfiata. Così come si sono sgonfiati gli investimenti. E i posti di lavoro a Trieste. Forse apriranno Decathlon in Slovenia. E assumeranno giovani Sloveni. E i 18.000 Triestini all'anno che acquistano da Decathlon Udine invertiranno la rotta e spenderanno i loro soldi da Decathlon Slovenia. Ovunque, insomma, meno che a Trieste. Perché per qualcuno a Trieste "no se pol".

E mi spiace davvero dover ricordare che "io l'avevo detto".

Da "Il Piccolo" del 3 settembre 2010:

Rovis: centri monomarca la politica dica sì o no

Sul possibile sbarco di sette centri monomarca a Trieste, bloccato con il congelamento della relativa delibera portata all’attenzione della giunta comunale, l’assessore allo Sviluppo economico Paolo Rovis - che ha gestito l’operazione - non molla. «La possibilità concreta di 100 milioni di investimento e 500 nuovi posti di lavoro, confermata dagli imprenditori interessati all’operazione, è roba che in qualsiasi altra parte del mondo verrebbe accolta con tappeti rossi. A Trieste invece ottiene da qualche consigliere comunale risposte tanto tentennanti quanto indecifrabili» annota Rovis riferendosi chiaramente all’Udc Roberto Sasco che ieri aveva espresso perplessità sull’operazione sottolineando al contempo di non volere dire «un no a priori». L’assessore ribadisce l’esistenza di «imprenditori che intendono investire, assumere, pagare le tasse a Trieste. E vogliono farlo in fretta, pena la mutazione delle condizioni di mercato. La politica abbia il coraggio di svestirsi dei logori panni del polveroso burocrate di stampo sovietico e parli chiaro. E dia risposte rapide e incontrovertibili, esprimendosi in modo comprensibile a tutti, me compreso. Si dica semplicemente sì o no», insiste l’assessore: «Così i cittadini-elettori potranno conoscere chiaramente la posizione - assunta da chi è stato eletto per rappresentarli - sull’opportunità di creare, a Trieste, 500 nuovi e concreti posti di lavoro», chiude Rovis.

...e, ancor prima, da "il Piccolo" del 28 agosto 2010

Congelato lo sbarco di sette centri monomarca

di FURIO BALDASSI

Il commercio, dopo la Regione, manda in crisi anche il centrodestra locale. Non bastasse la querelle sulle aperture domenicali, laddove il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo deve far quagliare una sua pubblica promessa di status speciale per Trieste con la pressioni contrarie udinesi e pordenonesi, adesso il Pdl riesce a farsi male da solo anche su scala squisitamente cittadina. Succede a causa di una delibera che l’assessore Paolo Rovis sembrava fermamente intenzionato a portare in giunta già il prossimo lunedì ma che è stata ”congelata” dai capigruppo della maggioranza.

LA DELIBERA Il testo recepiva i risultati di quella sorta di manifestazione d’interesse a cui erano stati chiamati i vari gruppi nazionali e internazionali interessati a insediarsi a Trieste. Un sondaggio che ha ottenuto nove risposte, due delle quali giudicate irricevibili in quanto in aperto contrasto con l’attuale piano regolatore.

I CENTRI Sette realtà, dunque pronte a insediare in città i loro marchi commerciali, con annessi e connessi. Marche di pregio, dalla ”Decathlon” (accessori sportivi) alla ”Leroy Merlin” (bricolage e mobilio simil Ikea), che ha adocchiato l’area Dinoconti di Strada della Rosandra, da un grande negozio di elettronica (Saturn?) a un iperalimentare nell’ex Fiat di Campo Marzio, fino a una struttura ”food” nell’area di Porto Vecchio gradita a Pierluigi Maneschi.

L’INVESTIMENTO In soldoni, «un investimento da 100 milioni di euro, con un indotto da oltre 500 posti di lavoro», come ammette lo stesso Rovis. Una proposta, peraltro, che finora ha trovato sul suo cammino un fronte più o meno compatto di ”no”. Perché, a quanto pare, non è il momento. «Queste scelte – annota Roberto Sasco dell’Udc – andavano fatte nei primi tre anni di mandato, non ora. In piena campagna elettorale, infatti, il rischio è che la scelta venga strumentalizzata. Nel programma di Dipiazza si diceva no a ulteriori centri commerciali, in quello di Tondo idem. Ora cosa diciamo, abbiamo scherzato?».

LE REAZIONI E la Lega Nord? Schierata in piazza Oberdan su una linea oltranzista su aperture-chiusure che ha nel livido udinese Maurizio Franz il massimo esponente, sceglie invece qui da noi la linea del possibilismo. «La Lega rimane tendenzialmente contraria a questo tipo di attività commerciali – sostengono Maurizio Ferrara e il segretario Massimiliano Fedriga – tuttavia, solo se il provvedimento sarà votato all’unanimità dalla giunta, non ci opporremo per due motivi: perché comunque sono previsti nuovi posti di lavoro e perché ci è stato assicurato che la sede legale sarà a Trieste».

GLI EMENDAMENTI Ma i leghisti non accetteranno la delibera a scatola chiusa. «Presenteremo però due emendamenti – – anticipano i due esponenti – sui quali non siamo disposti a mediare. Anziché sette attività commerciali ne potranno essere autorizzate non più di due con una merceologia che non faccia mai concorrenza ai nostri commercianti. Dovrà essere data priorità in tutte le assunzioni ai cittadini triestini residenti nella nostra città da almeno 10 anni, con precedenza agli operatori di settore che hanno perso il lavoro negli ultimi 5 anni e che sono attualmente privi di reddito». Ma dove stanno, allora, le perplessità? «Ad esempio – osserva Antonio Lippolis di An – sul fatto che il tutto è stato presentato come un pacchetto unico, prendere o lasciare. Ma la scelta va effettuata anche a seconda della scelta merceologica, su cui sappiamo poco».

LA DIFESA L’assessore Rovis sfronda subito i dubbi residui. «Intanto va detto che non si tratta di centri commerciali ma di singole attività di vendita, monomarca, di dimensioni superiori a 1500 metri quadri. La media, anzi, è attorno ai 3700-3800 metri quadri l’uno, realizzabili al massimo entro due anni. Sinceramente non vedo come il grande negozio di arredo casa, che qui manca, possa cagionare perdite ai ”piccoli”. Il mio si chiama assessorato allo sviluppo economico – incalza Rovis – e non al declino felice, e di fronte a richieste di questo tipo ho il dovere di portare davanti al consiglio comunale queste proposte».

IL MERCATO Proposte destinate, per essere ancora più precisi, «a drenare la clientela sloveno-croata, intercettando quanti sono diretti in Friuli - dice Rovis - Purtroppo è un iter che va concluso con una risposta, un sì o un no, del consiglio comunale. Non voglio fare del terrorismo, ma questi imprenditori si sono dati dei tempi, o si decide o punteranno su Sesana o Monfalcone».

E infatti...
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