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Il mio intervento al Congresso del Gruppo del PPE del Comitato delle Regioni


Questa mattina ho portato il saluto della città di Trieste al Congresso del Gruppo del Partito Popolare Europeo del Comitato delle Regioni. Alla Stazione Marittima si sono riuniti i delegati dei 27 Stati membri dell'Unione Europea, alla presenza del nostro ministro degli esteri Franco Frattini, del presidente del Comitato delle Regioni, Van den Brande, del segretario generale del Ppe, Antonio Lopez Isturi. Il tutto ottimamente organizzato da Isidoro Gottardo, presidente del Ppe al Comitato delle Regioni. Presenti anche i candidati della nostra circoscrizione al Parlamento Europeo Michaela Biancofiore, Giovanni Collino ed Elisabetta Gardini.

Per chi ha piacere di leggere, quello che segue è il testo del mio intervento.


"Signori Presidenti, onorevoli Ministri, signori delegati, gentili ospiti,

porto il saluto al Congresso del Partito Popolare Europeo del Comitato delle Regioni che si apre oggi a Trieste, città dalla spiccata e nota vocazione internazionale ed europeista.

Una vocazione antica, favorita dalla Storia, che assegnò a Trieste il ruolo di capitale culturale ed economica di un’area mitteleuropea che oggi si ridisegna e ridiventa attuale. Trieste è orgogliosa del proprio passato, ma rifugge la nostalgia. Il capoluogo del Friuli Venezia Giulia vuole esprimere, oggi e nell’immediato futuro, le proprie potenzialità, attraverso il dialogo e la collaborazione con gli Stati contermini, puntando sul rilancio delle attività economiche, culturali e turistiche. Puntando cioè sui medesimi strumenti necessari per realizzare quella naturale coesione che coinvolga non solo gli apparati burocratici e finanziari, ma anche e soprattutto i cittadini e le imprese della nostra Europa.

Nella recente e ancora perdurante crisi mondiale abbiamo beneficiato della solidità della moneta unica e di un’economia regolata. Se, infatti, l’Italia e buona parte del vecchio continente ha retto alle folate della crisi molto meglio di altri, è proprio per merito di quelle regole che l’Unione si è posta nel segno di un rigore di bilancio tanto necessario quanto auspicabile anche nella condotta di ogni singolo Stato ed Ente locale.

Ma dall’Unione europea adesso ci aspettiamo un serio e deciso passo in avanti, nel segno ad esempio di una politica energetica che ci renda sempre meno dipendenti dalle oscillazioni dei mercati e dalle dispute internazionali. Così come una politica estera unitaria fra gli Stati membri deve essere un obiettivo prioritario per affermare con pienezza il ruolo dell’Europa sullo scacchiere internazionale.

Quello attuale dev’essere anche il tempo delle grandi infrastrutture di trasporto per le persone e le merci, come le linee ad Alta velocità e Alta capacità, senza le quali è difficile ipotizzare una crescita dell’economia omogenea sul territorio europeo e, di conseguenza, il consolidamento di un benessere collettivo e diffuso. A tal riguardo tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, in termini di coinvolgimento e partecipazione popolare, affinché le demagogiche e strumentali posizioni di pochi o, peggio, gli egoismi riassunti nell’acronimo NIMBY (Not In My Back Yard) non abbiano il sopravvento. La nefasta conseguenza sarebbe un dannoso immobilismo.

Quell’immobilismo che è l’unica “Grande Opera” capace di produrre la sinistra, preda di pesanti contraddizioni interne e ancora legata a quell’estremismo ambientale che ha bloccato per decenni il nostro Paese in una sorta di medioevo energetico, privo della risorsa nucleare e quindi dipendente da fonti non sempre stabili e sicure.

Ma è sulla costruzione della propria identità e della propria unità politica che l’Europa deve investire le proprie risorse umane ed intellettuali. Il contributo del Partito Popolare Europeo è decisivo per raggiungere gli obiettivi che sono stati di Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman. Non sarà infatti una tecnocrazia su scala continentale ad essere amata e riconosciuta dai cittadini. Anzi, più questa rappresenterà l’unico o il principale elemento di coesione, più l’Europa apparirà distante e aliena dai bisogni dei popoli che la abitano.

Mi fa piacere quindi rivolgere proprio da Trieste, città europea, un appello a voi che qui oggi rappresentate un grande Partito Popolare e, allo stesso tempo, quell’Europa delle Regioni vicina ai cittadini, alle famiglie, alle imprese.

Teniamo alti i valori di libertà ed i principi legati alle radici cristiane del nostro continente.

Seguiamo la strada indicata dai Padri fondatori, ancor oggi attuale e originale, verso un’Europa politicamente unita e quindi in grado di garantire la sicurezza, lo sviluppo economico armonico ed equilibrato, la soddisfazione dei bisogni dei propri cittadini.

Lavoriamo perché un’Europa forte e coesa possa riuscire ad imporre il proprio modello di sviluppo, contribuendo a regolare uno scenario economico globalizzatosi troppo in fretta e troppo cinicamente, con benefici per pochi e a scapito di molti.

Affermiamo e trasmettiamo ai nostri giovani l’orgoglio dell’appartenenza ad una terra i cui cittadini sono stati nei secoli artefici dei progressi dell’umanità nelle arti, nelle scienze, nella cultura, nella tecnica, nella politica.

Impariamo a riconoscerci, infine, in quel vessillo blu con 12 stelle che sventola ormai dall’Atlantico al Mar Nero, dal Baltico al Mediterraneo, affinché non sia un abbellimento dei palazzi delle nostre città ma un vero e proprio simbolo che abbraccia, prima ancora dei Governi, le coscienze di tutti noi.

Vi auguro un Buon lavoro."
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About Paolo Rovis