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Trieste Città d'Arte.

Qui sopra: Cesare Dell'Acqua, "La Proclamazione del Porto Franco di Trieste", a. 1855, olio su tela, collezione del Museo Revoltella di Trieste.


Con il voto ampiamente favorevole del Consiglio Comunale alla delibera che ho firmato assieme all'assessore alla Cultura Massimo Greco, Trieste è ufficialmente da ieri sera "Città d'Arte". Al momento l'unica riconosciuta come tale sull'intero territorio della Regione Friuli Venezia Giulia.

Ma perché proprio "Città d'Arte"?
La definizione non è una mia invenzione o un'etichetta suggestiva come "Porta d'Oriente", "Città Mitteleuropea" o altro.
Il Decreto legislativo 114/98, meglio noto come Decreto Bersani, stabilisce che le Regioni debbano individuare sul proprio territorio due tipologie di località, nelle quali non si applicano le restrizioni previste in tema di orari e giornate di apertura per le attività commerciali.
Queste sono le "località a prevalente economia turistica" e, appunto, le "città d'arte".

Tutte le Regioni italiane, chi prima, chi dopo, si sono adeguate alle disposizioni legislative nazionali individuando sul proprio territorio quelle località la cui economia dipende quasi esclusivamente dal turismo. Oltre a queste, hanno stilato anche l'elenco dell'altra tipologia di località: le città d'arte. Quelle cioè ricche di storia, architettura, patrimonio culturale e artistico, che attraggono visitatori lungo tutto l'arco dell'anno, nella cui economia il turismo riveste un ruolo importante pur senza essere prevalente. La nostra Regione, nei dieci anni trascorsi dal decreto Bersani, non si è mai adeguata alla legge nazionale. O meglio, l'ha fatto parzialmente soltanto con la legge 13, del novembre 2008, quando il legislatore del Friuli Venezia Giulia ha per la prima volta adempiuto per metà all'obbligo, fissando per legge due località a prevalente economia turistica: Grado e Lignano Sabbiadoro. Ancora una volta, però, non si è preso in considerazione l'altra tipologia: le città d'arte. Per la legge regionale, dunque, in Friuli Venezia Giulia non c'è alcuna località che possa fregiarsi di tale qualifica.

Ma allora, come fa il Comune di Trieste a definirsi "Città d'Arte", dal momento che la norma regionale non l'ha contemplato?
La risposta, forte e chiara, la fornisce l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel suo parere AS480 del 20 ottobre 2008, dove afferma esplicitamente che "nel caso in cui le Regioni non abbiano adempiuto al compito loro attribuito dal Dlgs 114/98 art. 12, comma 3, spetta agli stessi Comuni il compito di accertare la caratteristica di città d'arte".
E' quanto abbiamo fatto ieri sera. Senza andare contro la legge regionale, riempiendo semplicemente un vuoto, come il Garante, Antonio Catricalà, ci invitava a fare.
La delibera è stata approvata a larghissima maggioranza con 31 voti favorevoli (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lista Civica Dipiazza, Partito Democratico, Cittadini per Trieste, Lista Autonomia e Giustizia), 3 voti contrari (UDC, DC per le Autonomie, Rifondazione Comunista) e 2 non partecipanti al voto (Lega Nord).

In pratica, però, a che cosa serve avere la qualifica di "Città d'Arte"?
E' molto importante, perché consente di poter richiedere finanziamenti specificamente destinati alla riqualificazione ed alla conservazione del patrimonio artistico e architettonico di Trieste, nonché al mantenimento delle attività commerciali ed artigianali del centro storico.

Un disegno di legge dal titolo "Istituzione dell'Albo delle città d'arte e del Fondo per le città d'arte" presentato recentemente al Senato della Repubblica dal senatore triestino Giulio Camber, ad esempio, prevede la costituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo, dell'Albo delle Città d'Arte. Trieste, grazie al disegno di legge ed all'apposita delibera, potrà entrare automaticamente in tale Albo, assieme ai siti dichiarati patrimonio mondiale UNESCO. Le città presenti nell'Albo delle Città d'Arte possono richiedere finanziamenti dal Fondo ad esse dedicato, con priorità nell'assegnazione delle risorse per portare a compimento specifici interventi sul proprio territorio. Il disegno di legge del senatore Giulio Camber è stato sottoscritto anche dal senatore friulano Ferruccio Saro e da altri 11 senatori del PdL.

Questi, in sintesi, percorso e motivazione di una importante qualifica che la città di Trieste merita pienamente.

Con un ulteriore, piccolo ma non troppo, motivo di orgoglio: quello di aver fatto in modo che sia la stessa città di Trieste, attraverso il voto dei propri rappresentanti eletti, a compiere autonomamente una scelta importante per il proprio sviluppo turistico.
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