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LE TAPPE DI HITLER PER ARRIVARE AL POTERE. E QUELLE DI GRILLO.


Possiamo ancora affermare, senza tentennamenti, di vivere in una democrazia? Formalmente, si. Le elezioni si svolgono regolarmente, l'informazione è plurale e i diritti civili sono in buona parte tutelati. 

D'altra parte, però, abbiamo un governo che non è espressione del voto popolare. Insediatosi a seguito di vicende note, è stato sponsorizzato dalla presidenza della Repubblica, da altri governi europei, da organismi economico-finanziari stranieri. Accusato da più parti di fare interessi diversi da quelli degli Italiani, il governo Monti è retto da un Parlamento che ne ha fin qui accettato le scelte. Ritenendole spesso inappropriate e perfino dannose, ma alla fine preferendole a uno scenario economico che - si paventa - sarebbe peggiore se, al posto dei "tecnici", sedesse un esecutivo indicato da forze politiche frammentate e litigiose.

In un quadro politicamente incerto, con il persistere della più pesante crisi economica dal dopoguerra, con i partiti dilaniati da personalismi, scandali e incapacità progettuale, hanno gioco facile movimenti politici che si rivolgono alla "pancia" della gente. Propagando messaggi di cambiamento radicale, con soluzioni sempre indefinite ma che passano, inevitabilmente, per "l'abbattimento del sistema", per la delegittimazione istituzionale, per il "tutti a casa".

Qui sopra pubblico uno schemino che mette a confronto alcune tappe recenti del cammino politico del partito di Beppe Grillo con, a fianco, gli snodi attraverso i quali, fino a un certo punto democraticamente e con il voto popolare, Adolf Hitler raggiunse, nel 1933, il Cancellierato del Reich tedesco. 

Tutto molto semplificato e, se volete, anche semplicistico. Ma alcune similitudini sono sorprendenti. E che le condizioni "ambientali" della Germania anni '30 e dell'Italia del 2012 siano simili fra loro, seppur in un contesto europeo oggi molto diverso, è un'opinione diffusa. Così come gli argomenti usati, da sempre, per ottenere un rapido e ampio consenso popolare, non mutano di molto con il trascorrere delle epoche.

A scanso di interpretazioni malevole, aggiungo che non c'è, ovviamente, nessun tentativo - che sarebbe ridicolo - di tracciare parallelismi fra le caratteristiche personali e di pensiero dei due personaggi. E per il dittatore tedesco ho evidenziato unicamente una sintesi del percorso storico-politico che portò alla presa del potere. Tralasciando - in quanto non rileva ai fini di questo ragionamento - la disumana follia che successivamente ne caratterizzò l'operato.

Nè voglio banalizzare il ruolo del partito di Grillo a un puro specchietto per allodole, magari con occulte finalità totalitarie. Perché il sentimento che raccoglie è, spesso, quello autentico e in buona fede di tanti cittadini (e di molti militanti) portati all'esasperazione da una politica che non è stata più in grado di rappresentarne le istanze, nè di riformarsi profondamente dall'interno.

l tema è, piuttosto, se movimenti radicali ed estremi - che traggono linfa anche dall'astensionismo e, quindi, ottengono percentuali rilevanti di legittimo e democratico consenso non generale, ma fra coloro che a votare ci vanno - possano rappresentare uno sbocco positivo per uscire da problemi enormi. Un tema che oggi riguarda l'Italia e altre Nazioni europee. In passato la soluzione è stata esplorata. Come è andata a finire lo sanno tutti.

(Nello schema di confronto, alcuni passaggi descrittivi e dati sono tratti dal sito Wikipedia)
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