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Rovis: «Valorizziamo i luoghi di culto».


Il Comune a caccia del turismo religioso
Rovis: «Valorizziamo i luoghi di culto»


8 ottobre 2009

La città laica va a caccia di turismo religioso. Non offrirà basiliche o prorompenti chiese barocche, né possiede reliquie di venerati santi e sante, non ha conventi che offrano ospitalità ai pellegrini, né inestimabili opere d’arte racchiuse in spazi sacri, ma ha dell’altro: la più grande sinagoga d’Europa, una meravigliosa chiesa serbo ortodossa con cupole azzurre, una affascinante chiesa greco-ortodossa luccicante d’icone argentee, un cimitero ebraico, un cimitero turco, un cimitero ortodosso oltre a quello cattolico. Ha San Giusto. E il tempio mariano di Monte Grisa, che, seppure ferito dai crolli, è consacrato a un culto di fede popolare. Il sacro di Trieste parla molte religioni, come altrove non accade, ma non è stato mai adeguatamente «venduto» all’occhio altrui.

Adesso il Comune tenta la sorte. Ha deciso di partecipare alla seconda edizione di «Jospfest» alla Fiera di Roma, dal 14 al 17 gennaio 2010. La prima ha richiamato 40 mila visitatori e fatto dunque contenta l’Opera romana pellegrinaggi, di diretta emanazione vaticana, che l’ha organizzata con vari sponsor, tra cui le Assicurazioni Generali e un’agenzia di viaggi specializzata fra le tante che si occupano proprio di questo devoto business.

«Vogliamo inaugurare un nuovo flusso di turismo - annuncia Paolo Rovis, assessore al Turismo -, la caratteristica di Trieste è proprio di avere tanti luoghi di culto di religioni diverse, con alle spalle antiche e radicate comunità, quindi vogliamo promuovere questo aspetto accanto alla consueta Trieste di Svevo, di Joyce, di Saba, una città anche spirituale nelle sue diverse accezioni».

Rovis lo sa che «Jospfest» (acronimo di «Journey of the spirit», viaggi dello spirito) è strettamente cattolica, che tra stand, musica, teatro, letture e dibattiti si è l’anno scorso parlato al massimo di Tibet (voce anti-Cina) e di Siria cristiana, ma si dice certo che «non ci sarà una censura verso la multireligiosità storica triestina, un messaggio di pace e convivenza». Nella musica il tenue legame, il segnale che forse si può accedere anche senza un piatto tutto cattolico: la cantante Antonella Ruggiero ha partecipato a «Jospfest» 2009 ma anche alla Giornata ebraica triestina...

Contatti sono in corso per affittare uno stand. Si sta radunando il materiale da esporre. Verrà stampato un catalogo illustrativo dei percorsi religiosi triestini, cimiteri compresi, perché è noto che - seppure per palati dall’estetica fine - esiste anche un «turismo cimiteriale», in caccia di tombe celebri e di artisti speciali. Speciale poi questa città, in un contesto italiano fitto di chiese preziose: qui i cattolicissimi Asburgo hanno lasciato borghi e porto, un castello e palazzi civili, ma non trionfali omaggi alla Chiesa. Tuttavia ogni fiera è fiera, dice Rovis, e la seconda «Jospfest» sarà più grande della prima, da 15 mila metri quadrati a ben 25 mila.

Il grande business della devozione: ogni anno 35 milioni di pellegrini.

La Basilica del Santo a Padova, Padre Pio e San Giovanni Rotondo in Puglia, ma poi Assisi, Gubbio, Spoleto, Loreto, Torino con la Sindone, San Pietro e Roma tutta, e fuori d’Italia Lourdes, Santiago de Compostela, Medjugorje, Fatima: i luoghi del pellegrinaggio devoto sono molti e sviluppano un flusso turistico impressionante. Secondo gli ultimi dati sarebbero 35 milioni ogni anno i visitatori italiani dei luoghi sacri, quelli che in pullmann e in gruppo si depositano alle grandi basiliche o nei posti più tradizionalmente consacrati spesso sepolti di bancarelle e mercatini e gadget che trascinano intere economie locali.

Da qui nasce, con espresso fine anche economico (pubblicizzare e pubblicizzarsi) la fiera romana «Jospfest» che ha preso fisionomia nel più stretto alveo vaticano dell’organizzazione di «viaggi spirituali», ma che si replica anche a Foggia, dove dal 20 al 22 novembre si terrà la Fiera del turismo religioso. Lo scopo: dare una vetrina a chi vuol far conoscere la propria «offerta» ai tour operator, ad agenzie specializzate in pellegrinaggi, ad «animatori pastorali», e forse anche a produttori e venditori di medagliette, magliette, statuette, boccette.

Cercando in quel catalogo generale che è Internet si scopre molto di questo fenomenale business della devozione, ma Trieste e la regione vi sono quasi assenti, se non per qualche puntata ad Aquileia e al santuario di Castelmonte. In un caso Trieste addirittura viene offerta (dopo una generica puntata a San Giusto) per il molto mondano castello asburgico di Miramare, le cui origini vengono fatte risalire però al Trecento. Secolo indubbiamente spiritualissimo, dunque un cenno forse accattivante oltre che palesemente ignorante.

Negli itinerari mariani dei vari «tour» non appare mai Monte Grisa, che tuttavia è raggiunto ogni anno da qualche migliaio di fedeli: fedeli alla sua natura consacrata più che a miracoli di fede o di arte.

Articoli di GABRIELLA ZIANI - Il Piccolo di giovedì 8 ottobre 2009, pagina 14 - Trieste


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