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I tormentoni triestini (1): il Piano del Traffico.

Puntuali come le canzoni dei Righeira nelle estati degli anni 80, ma durano quanto l'influenza d'inverno. Sono i tormentoni triestini, ovvero quei temi che si trascinano nel tempo e che riaffiorano con prepotente irruenza quando la cronaca locale è particolarmente povera di attualità. La parte del leone l'ha fatta, in passato, il Magazzino Vini. Più recentemente il Piano Dehors. Oggi, a riempire un'intera pagina de Il Piccolo è il Piano del Traffico, in auge dal 2004 e perciò a pieno titolo assurto al rango di tormentone.

"Rovis: «In giunta ho perso la battaglia per chiudere corso Italia alle macchine»" titola il quotidiano locale, attribuendomi una dichiarazione che in realtà non ho mai reso. Anche perché la Giunta comunale non ha mai discusso l'argomento, nè è entrata nel merito delle scelte da effettuare in termini di viabilità. Eppoi sarà il Consiglio comunale, competente sulla materia, a decidere e a dire l'ultima parola.

Nessuna battaglia persa, quindi, anche se è vero che il Sindaco si è sempre detto contrario alla chiusura al traffico privato del centro cittadino ed in particolare a corso Italia. Del tutto legittimamente, mica vige il pensiero unico. Siamo d'accordo sulla quasi totalità delle cose, su alcuni temi abbiamo idee diverse, come fra qualsiasi persona normale.

Di vero c'è una mia convinzione: il traffico privato dovrà ritirarsi, prima o poi, dal centro storico per scorrere su assi viari attorno ad esso, lasciando posto a pedoni e mezzi pubblici. E' un percorso inevitabile, se abbiamo a cuore l'ambiente, la vivibilità, la fruibilità e l'attrattività turistica e commerciale delle vie del centro. E' una direzione intrapresa da tempo da numerose città europee, soprattutto di medie dimensioni come la nostra. Le stesse delle quali decantiamo le lodi se le visitiamo come turisti, apprezzandone l'assenza di traffico e di smog, la libertà di passeggiare senza ostacoli e pericoli. Graz, in Austria, capitale europea della Cultura nel 2003, ne è un apprezzabilissimo esempio.

Chiudere il centro non significa blindarlo a tutto ciò che ha le ruote. Libero accesso ai mezzi di trasporto merci entro determinate fasce orarie. Percorribilità totale da parte dei veicoli dei disabili, bus (meglio se elettrici), taxi, biciclette su apposite corsie, mezzi di soccorso.

Chiudere il centro alle auto significa rendere più veloce il servizio di trasporto pubblico e quindi più conveniente da usare, sia in termini di costo che di tempo.

Qualcosa si sta facendo, ed è importante: via di Cavana è ora pedonale, così come lo saranno a breve via Einaudi e Cassa di Risparmio. La direzione è quella giusta e credo i cittadini apprezzino. Si tratta di accellerare il percorso. Io avevo proposto una "rivoluzione", una cura da cavallo rapida e potente. Il mio amico Roberto è più cauto e probabilmente ha ragione lui (d'altra parte, ha 10 anni più di me e di conseguenza è più saggio!).

Fatto sta che così come oggi è per tutti naturale che via Dante, San Nicolò, San Lazzaro, piazza Unità siano precluse alle auto, un giorno sarà altrettanto logico per tutti che altre, importanti vie ospitino in prevalenza pedoni e ciclisti.

Ci arriveremo, forse più facilmente quando i grandi parcheggi interrati previsti sotto le Rive, in piazza Sant'Antonio e in via del Teatro Romano saranno realizzati ed operativi.
E' una scommessa sulla Trieste del futuro, ancor più accogliente e sempre più europea.

Un felice 2009 a tutti!

P.s.: la foto, un rendering di Corso Italia pedonalizzato e ripavimentato, l'ho "presa in prestito" dagli amici del sito http://corsoitaliapertrieste.it/, che ringrazio e saluto!
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