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SE LA RIFORMA FOSSE ALLA ROVESCIA.







SE LA RIFORMA FOSSE ALLA ROVESCIA.
Immaginiamo che la Riforma sia stata approvata molto tempo fa. E che qualcuno chieda, ora, ritornare alla Costituzione di prima. Ecco cosa accadrebbe.


27 novembre 2016


Immaginiamo.

La Costituzione vigente è stata riformata anni fa. Da molto tempo, in Italia, una sola Camera vota la fiducia al Governo. Un Senato delle Autonomie si occupa di questioni territoriali ed europee. Le competenze dello Stato e delle Regioni non si sormontano. E così via.

Ma, a qualche forza politica. tutto questo non piace. Pertanto propone di cambiare la Costituzione vigente.
Tornando a quella prima della Riforma. Ecco la proposta.

Aumento del numero Parlamentari.
Il numero dei Senatori viene aumentato dai 95 attuali a 315.
Sono ripristinate le loro indennità mensili e i rimborsi spese.
I Senatori eletti in una Regione non serve che vi risiedano, né che ne siano originari, né che la conoscano.

Ripristino dei Senatori a vita.
Il Presidente della Repubblica può nominare di nuovo i Senatori a vita, precedentemente aboliti.

Ripristino del bicameralismo paritario.
È eliminata la rappresentanza territoriale del Senato, vengono ripristinate le sue funzioni in modo da renderle identiche a quelle della Camera, tutte le leggi devono venire approvate sempre da entrambe le Camere.
Il Governo deve ottenere la fiducia in entrambi i rami del Parlamento.
È abolita la funzione di controllo sull'attuazione del programma, attribuita al Senato.

Ripristino della legislazione concorrente.
Su un lungo elenco di materie, la competenza è sia dello Stato che delle Regioni. In caso di contrasto, si terranno dispute avanti la Corte Costituzionale per decidere chi ha ragione.

Referendum e leggi di iniziativa popolare.
È abolita la possibilità di indire referendum propositivi.
È abolita la possibilità di rendere validi i referendum con un quorum inferiore al 50%+1 degli aventi diritto al voto.
È abolito l'obbligo per il Parlamento di discutere e votare le leggi di iniziativa popolare.

Divieti agli elettori e limiti alla democrazia.
È ripristinato, per gli elettori di età compresa fra i 18 e i 25 anni, il divieto di votare per il Senato.
È ripristinato il divieto di ricoprire la carica di Senatore per i cittadini di età inferiore ai 40 anni.
È abolito lo Statuto delle Opposizioni.
I richiami in Costituzione alla Trasparenza e alla Parità di Genere sono aboliti.
La Corte Costituzionale non potrà più esprimere il parere preventivo di legittimità sulle leggi elettorali.

Funzioni del Governo.
La previsione di "leggi a data certa" è abolita.
Il Governo può imporre al Parlamento decreti-legge senza vincoli particolari, con materie varie e diverse, a suo piacimento.

Regioni: assegnazione fondi pubblici e nessun limite ai compensi.
Ai Gruppi consiliari regionali vengono nuovamente assegnati fondi pubblici per le loro spese, precedentemente aboliti.
Decade il divieto per i Consiglieri regionali di percepire emolumenti non superiori a quello del Sindaco del capoluogo.

Istituzione nuovi Enti pubblici.
Il CNEL viene ripristinato, al suo presidente viene confermato lo stipendio di oltre 180mila euro annui, a tutti i consiglieri del CNEL vengono ripristinate le indennità e i rimborsi spese.
Le Province sono ripristinate.

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Fine dell'immaginazione. Torniamo alla realtà.

Votando "no" il 4 dicembre, è come se si dicesse: "tutto quello descritto qua sopra mi piace". Perché, la "modifica immaginaria" descrive in realtà quanto ora contiene - o non contiene - l'attuale Costituzione.

La Riforma, quella vera invece, è già stata approvata dal Parlamento. In due anni di dibattito. L'ultima votazione finale, alla Camera, ha registrato solo 7 voti contrari.

Il 4 dicembre possiamo attuare una Riforma che l'Italia attende da oltre trent'anni. 
Votando SÌ.

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