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TERRORISMO, ISIS E MEDIA: COME TI MANIPOLO L'INFORMAZIONE.


Se c'è la notizia, bene. Se non c'è, la si crea. Non basta prestare attenzione ai tanti siti-bufala, le cui balle vengono bevute acriticamente da un numero ancora preoccupante di lettori.
Anche l'informazione "ufficiale", quella diffusa attraverso stampa e televisione da testate giornalistiche riconosciute, nasconde insidie.

È il caso del tam-tam dell'allarme propagato attraverso headlines come questa: "Pericolosi terroristi infiltrati fra i disperati che sbarcano sulle coste italiane"

Roba da massima allerta, si direbbe. I giornali ci vanno a nozze e la gara a chi fa il titolo più assertivo e inquietante è in pieno svolgimento. 
Il titolo di una testata nazionale, simile a quello di tantissime altre.

Ma da dove spunta questa notiziona? È davvero così come ci viene raccontato? Ci sono stati casi accertati, prove, evidenze di qualche tipo? Vediamo.

La storia trae origine da un articolo del Daily Telegraph che sentenzia: "Lo Stato Islamico progetta di usare la Libia come porta di ingresso per l'Europa"

Nell'articolo, viene descritta una serie di azioni belliche e terroristiche che gli jihadisti dell'Isis starebbero organizzando. Ma ecco che, nella narrazione, il soggetto è diverso da quello del titolo: non è più lo "Stato Islamico" a progettare danni nei nostri confronti bensì, più semplicemente, alcuni "militanti". Una bella differenza. 

Il tutto basato su un documento scoperto e rivelato. Ma, attenzione, proseguendo la lettura, si apprende che le strategie terroristiche non sono state imbastite nemmeno da "alcuni militanti", come poco prima affermato, bensì da un singolo propagandista islamico. In poche righe quindi, siamo già passati da uno Stato, a un gruppo, a una singola persona.

Il documento, informa il Telegraph, è stato scovato a analizzato dalla Quilliam Foundation. Che è una società privata, un think-thank di analisti dalla storia alquanto controversa, sospettati di agire non in modo indipendente, bensì finalizzato a raggiungere scopi politici e di profitto.

Inutile dire che per alcuni commentatori e politici nostrani, sia la testata giornalistica, sia la Fondazione privata sono subito diventati "i Servizi inglesi". Perciò siamo arrivati alla prima parte della manipolazione: singolo militante islamico = servizi segreti inglesi!
Lo "scoop" del Telegraph.

Ma prendiamoci la briga di leggere cosa dice il documento attribuito al singolo jihadista (pure anonimo, come si vedrà) e che giudizio ne dà la stessa Quilliam Foundation nella sua analisi.

Il testo in inglese tradotto dall'arabo lo trovate, integrale, in fondo a questo post. Per quanto attiene all'Italia, si dice effettivamente che la Libia ha una costa molto estesa rivolta verso il sud-Europa, che il nostro continente è così vicino da poter venire raggiunto anche con un'imbarcazione rudimentale. Ancora, che sono in atto flussi migratori notevoli e che "secondo molti degli imbarcati" è abbastanza facile passare i controlli e raggiungere le città europee. E che la Libia può diventare la piattaforma ideale da dove muovere attacchi verso l'Europa e le linee di navigazione del Mediterraneo. Tutte cose note. Ma vi sembra un progetto "ufficiale"? Di uno Stato? 

Il passaggio sulla valenza strategica della posizione geografica della Libia è solo uno dei tanti, descritti nel documento, che riguardano la questione libica. Il focus è invece sui depositi di armi che, secondo l'anonimo, singolo e presunto militante dell'Isis, sarebbero abbondanti e, quindi, un ghiotto bottino per i tagliagole. Il senso generale, par di capire, è "prendiamoci le armi della Libia" e non "mandiamo kamikaze in Italia".

Non basta. È la stessa Quilliam Foundation che, nella sua analisi, mette sull'avviso il lettore. "Il documento (dello jihadista, ndr) è destinato a possibili adepti del Califfato in Libia, con lo scopo di convincerli ad aderire alla causa. Quindi" - prosegue l'avvertenza - "non rappresenta una pianificazione dell'Isis, ma la valutazione personale dei simpatizzanti libici".

Gli analisti aggiungono anche che "il contenuto non va preso come fosse verità assoluta perché, dopotutto, si tratta pur sempre di propaganda tesa a reclutare nuovi adepti".

Anzi, rafforzano dicendo che "come ogni documento trovato in internet, specialmente se proveniente da account propagandistici, va inteso per quello che è: propaganda non ufficiale." E, infine, "nulla di quanto scritto dovrebbe venire preso come verità assoluta".

Dulcis in fundo. L'autore (anonimo) del documento che ha fatto il giro del mondo e ha mandato in visibilio le redazioni degli organi di stampa, aggiunge la sua email e l'indirizzo del suo blog (!) per chiunque intenda condividere osservazioni e suggerimenti. E, con innegabile onestà, conclude: "Quanto ho pubblicato è la mia personale opinione e i ragionamenti che ne derivano rappresentano soltanto il mio punto di vista". Altro che strategia ufficiale. Mi sembra non serva aggiungere altro.

Il risultato è davvero sconcertante: l'opinione di un blogger qualsiasi è stata spacciata all'opinione pubblica europea per pianificazione strategica ufficiale di uno Stato. Con l'unico, probabile scopo di vendere copie o di accumulare click - e introiti pubblicitari - sui propri siti web. Con tanti saluti alla deontologia professionale e alle conseguenze generate nell'opinione pubblica da informazioni drogate.

Considerazioni e precisazioni.
Nessuno è, ovviamente, in grado di escludere che fra i disperati che sbarcano sulle nostre coste del Sud vi sia anche qualche simpatizzante dei tagliagole. Ma una riflessione s'impone: perché mai un terrorista dovrebbe rischiare la pelle in un viaggio su fatiscenti e affollati barconi (e quindi fallendo prima dell'inizio nella sua ipotetica missione criminale) quando ci sono invece mille modi, via terra, di raggiungere l'Europa con relativa sicurezza?

Infine. Il pericolo ISIS non va minimamente sottovalutato. Gli sbarchi in massa sono gestiti dagli jihadisti e possono effettivamente costituire anche una strategia per destabilizzare l'Italia e il sud-Europa, oltre che un modo per far soldi.

È però di tutta evidenza che non sono le notizie artefatte, gli allarmi lanciati a casaccio, la corsa allo scoop fasullo ad aiutare ad affrontare un fenomeno tragico e inquietante.
Ci si difende con la conoscenza e l'oggettività. Non con l'impulsività e la manipolazione.

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