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CENTRODESTRA COME UN PUGILE SUONATO. MA IL KO È ANCORA EVITABILE.


Italicum e metodo Mattarella. Un gancio sinistro e un uppercut piazzati sul volto di un fu-centrodestra già suonato e barcollante.

Il prossimo colpo sarà un diretto, a guardia abbassata. Il colpo del kappa-o. Ma il fu-centrodestra potrebbe ancora evitare il tappeto. In due modi.

Può tentare di rimettere insieme i propri pezzi, disgregati da dirigenti insulsi, avidi, di basso profilo. Non un nuovo cartello elettorale con tutti dentro. Ma un corpo unico strutturato in partito. Lo si definisca dei conservatori, dei popolari, dei moderati. Poco importa il nome, si badi alla sostanza. Altra non può essere che quella sulla quale è modellato il PPE. E, quindi, a parteciparvi altri non possono essere che i partiti già aderenti al PPE. Obiettivo: riprendersi i milioni di italiani di buon senso che oggi ingrossano le fila dell'astensionismo. Come? Con programmi, metodi, uomini e donne, stili comunicativi coerenti con gli italiani cui ci si rivolge: seri e concreti. Di centrodestra. 

Percorso difficile ma non troppo, da affrontare con coraggio. Consapevoli che i frutti non verranno raccolti nel breve termine, ma che su un medio orizzonte può rendere di nuovo elettoralmente competitiva un'area culturalmente, socialmente e politicamente molto vasta.

Oppure, in alternativa. Il fu-centrodestra ha il coraggio di archiviare il vecchio bipolarismo e, quindi, di proclamare la fine di un'epoca che, a conti fatti, ha disatteso le aspettative degli Italiani. Niente più destra-sinistra. Concetti già miscelati in pastoni programmatici buoni per tutti e ora in fase di definitivo scioglimento dentro l'acido solforico renziano. 

I nuovi competitors sarebbero così le forze moderate e di governo da una parte, i partiti radicali ed estremi dall'altra. Per intenderci: il PD depurato dalle correnti più a sinistra, Forza Italia con qualche falco in meno, Area Popolare e cespugli affini. Fuori da questo perimetro, le forze minoritarie e radicali di destra e di sinistra. A sé stante, fin che dura, Grillo. Al centro della scena politica, dunque, un "Partito degli Italiani". Post-ideologico, popolare, governativo, multianima. Una sorta di "Lista Civica Nazionale", insomma. Non troppo originale, ma rassicurante e forse terapeutica per un'Italia impaurita, disorientata, stremata dalla crisi, incazzata.

Immagino l'arricciamento del naso dei lettori più legati alle aree storiche della destra. O di coloro che traggono conforto dalla retorica leghista. Comprendo anche che, per molti militanti ed elettori del fu-centrodestra, ipotizzare la seconda, eretica prospettiva possa far sobbalzare. 

Ma l'alternativa ai due casi enunciati è quella di ritrovarsi pezzetti di centrodestra costretti alla pura testimonianza, senza possibilità di incidere sulle scelte per l'Italia. È la condizione in cui si farebbero gli interessi non degli Italiani, ma soltanto quelli di pochi capetti di partito dentro i loro insignificanti e residuali orticelli. 

Non c'è molto tempo: le prossime elezioni regionali, fra qualche mese, misureranno la capacità del pugile di tenere ancora il ring. Se il fu-centrodestra non avrà scelto la propria strada, lo vedremo agitare ancora i logori guantoni a vuoto. Barcollante, fino al pugno del kappa-o.
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