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COMUNE DI TRIESTE, BILANCIO 2013: AUMENTANO LE TASSE, RIMANGONO LE SPESE SUPERFLUE.


“Una Nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.

Il celebre aforisma di Winston Churchill, fatte le debite proporzioni, calza a pennello con le politiche fiscali e tariffarie predisposte dalla giunta Cosolini per il 2013.

Tutto verrà fatto pagare di più: scuole, asili, mense, impianti sportivi, IMU attività produttive, case di riposo. Il Palazzo ha bisogno di soldi per alimentare una spesa crescente: da 301 milioni dell’anno scorso ai 307 previsti per il 2013.

Eppure la contingenza imporrebbe di fare esattamente l’opposto: tagliare le spese non indispensabili, razionalizzare la costosa macchina burocratica, eliminare servizi superflui. Esattamente quanto sono costrette a fare le famiglie triestine a fronte dei redditi che diminuiscono e dei costi che aumentano.

Il Popolo della Libertà in Consiglio comunale ha chiesto più volte alla Giunta di conoscere cosa stia facendo sul fronte dei risparmi. Risposta non pervenuta.

La diminuzione delle risorse viene sventolata dal Comune guidato dal centrosinistra come giustificazione all’aumento di tasse e tariffe. Ma è un comodo alibi, dietro al quale si cela l’incapacità di tarare la spesa in base alle entrate e la volontà di mantenere, a spese dei cittadini, costosi giocattoli.

Ne è un esempio il piano del Traffico. Un riordino della viabilità diventato oggi superfluo: la crisi fa circolare meno automobili, meno furgoni per ritiri e consegne. Il buon senso suggerirebbe perciò di accantonare uno strumento che non è più una priorità. Invece si prosegue con un intervento la cui applicazione - per rifacimento di segnaletica, semafori, opere pubbliche – costerà alcuni milioni di euro. Quanti? Non lo sa nessuno, nemmeno l’assessore competente. Cui piace molto enunciare teorie, ma latita per senso pratico ed economico.

La risposta della giunta Cosolini alle imprese che chiudono, ai piccoli imprenditori che non ce la fanno più, alla disoccupazione e alle ore di cassa integrazione che aumentano è raggelante: più tasse, tariffe più alte per famiglie e aziende, nessuna riduzione del peso della macchina pubblica.

Per tornare alla metafora di Churchill: si rimane stabilmente con i piedi dentro al secchio e si tira il manico con più forza. Ma stavolta si rischia di superare il limite di rottura. O si molla la presa o il manico si spezzerà. E il secchio, già logoro e malconcio, diverrà inutilizzabile.
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