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A CATTINARA SANITÀ ECCELLENTE: LA MIA ESPERIENZA DIRETTA.

L'ospedale di Cattinara, a Trieste.
Frequento l'ospedale di Cattinara a Trieste da alcuni mesi, a causa di un grave problema che ha colpito mia madre. La fotografia che ne ho tratto è del tutto opposta di quella proposta oggi dal quotidiano locale. Intendiamoci: non accuso il mio amico Gianpaolo Sarti, autore del reportage, di malafede, nè di specifica volontà di attribuire degrado a un'intera struttura ospedaliera e a chi vi lavora. Ma l'istantanea di alcune criticità - che non dubito esistano e vadano risolte - non può e non deve venire assunta come rappresentazione complessiva della sanità triestina.

La mia frequentazione di Cattinara è almeno giornaliera. Ho avuto modo di sperimentare reparti, personale medico e infermieristico che non esito a definire eccellenti. Pulizia, ordine, puntualità, attenzione e precisione non sono un fatto sporadico o fortuito, ma metodo costante.

Non si pensi a una difesa d'ufficio. Il mio giudizio l'ho maturato dopo essermi avvicinato alla struttura con la consueta, italica diffidenza verso ciò che è pubblico. Ero prevenuto, insomma. E immaginavo di dover combattere per vedere riconosciuti i diritti minimi del paziente, elemosinare assistenza e umanità, scuotere la testa per condizioni ambientali precarie e degradate.

Ho invece conosciuto una realtà che mi ha reso orgoglioso dell'efficienza del nostro servizio sanitario pubblico. La Prima Chirurgica, diretta dal dott. Bruno Gambardella con il servizio infermieristico coordinato da Antonella Moruzzi, è un reparto che se non può venire definito "clinica svizzera" è solo perché dalle finestre si vede il mare anziché le vette innevate.

Ma potrei dire della Clinica Medica, per sua natura meno "rigorosa", dove però attenzione ai pazienti, professionalità e pulizia non sono mai mancati. Così come nel reparto di Terapia Intensiva del prof. Berlot, dove l'angoscia dei parenti in attesa di ricevere notizie dei propri congiunti è lenita dalla capacità professionale e umana del personale medico e infermieristico e dalla percezione che le cure vengono prestate con l'utilizzo della migliore tecnologia. E ancora del Pronto Soccorso, che opera in condizioni difficilissime, ma inversamente proporzionali all'efficienza del personale.

E, allargando ad altre strutture, potrei ricordare la rinnovata Geriatria del prof. Toigo al Maggiore: più simile a un hotel che a un reparto ospedaliero. E le RSA San Giusto e Casa Verde, dove chi vi opera è animato da vera passione oltre che dall'alto senso del dovere professionale.

Esperienze parziali, si dirà. E, visto che sono dirette e parliamo di sanità, fortunatamente parziali, aggiungo io.
Ma forse meno circoscritte di quelle evidenziate nell'articolo qui sotto. Sia nel numero, che nel tempo.

Prendiamo perciò le inchieste giornalistiche come pungolo a far meglio, a sanare i difetti che ogni attività, in ogni settore, annovera inevitabilmente. È altresì noto che la struttura di Cattinara è obsoleta, ha bisogno di radicali interventi di riqualificazione e il nastro adesivo applicato sui telai delle finestre a guisa di isolante, ad esempio, sta lì a dimostrarlo.

Però non dimentichiamo, mai, che il complesso mondo della sanità triestina è fatto di persone che producono un risultato complessivo vicino o pienamente rispondente al concetto di eccellenza. Il cui lavoro quotidiano non fa notizia sui giornali. Ma che fa loro guadagnare un indelebile titolo di merito e gratitudine nel cuore e nel ricordo di tanti Triestini.
 
L'articolo su "Il Piccolo" del 9 agosto 2012.

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