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COSOLINI, IL POLITICO CHE DIMENTICA IL (SUO) PASSATO.

Cosolini con Bersani e Bassa Poropat durante l'ultima campagna elettorale.

Troppo pochi 3.500 euro netti al mese per fare il sindaco di Trieste, se rapportati ai compensi di parlamentari e consiglieri regionali. E quindi: la “casta” diminuisca il numero di componenti e l’entità del compenso.

Questa l’esternazione di Cosolini evidenziata oggi dal quotidiano locale in una cornice di applausi riportati dal web alla carta stampata. Sarebbe facile obiettare che il suo compenso attuale è esattamente quello che (anche) lui ha ritenuto consono: fu infatti la giunta regionale presieduta da Riccardo Illy, nel 2005, che ne fissò l’importo. Con il voto favorevole dell’allora assessore Cosolini.

D’accordo, si può sempre cambiare idea e il primo cittadino ha qualche ragione. Se il paragone viene fatto con chi ha minori responsabilità dirette e impegni, incassando però indennità doppie o triple, la sproporzione c’è. Il lavoro di un sindaco è difficile e complesso, non conosce soste e orari. Quello di molte altre cariche istituzionali, maggiormente retribuite, è senz’altro meno oneroso. Certo però che, se a confronto si prende la paga media di un lavoratore, i 3.500 euro al mese sono un sogno irraggiungibile e l’obiezione “sindacale”, quindi, commuove ben poco.

Ma nell’evidenziare la sua presunta condizione di “manovale della politica”, il nostro evita qualsiasi riferimento al proprio passato.

Ad esempio, Cosolini sembra non ricordare volentieri il quinquennio 2003-2008 quando, per la prima volta nella storia della nostra Regione e in forza di una leggina approvata ad hoc, venivano ammessi in giunta gli assessori “esterni”. Cioè nominati direttamente dal presidente, senza che abbiano ricevuto un voto che sia uno. L’attuale sindaco era fra questi.

E, per non farsi mancare nulla, il gruppetto di beneficiati completò l’opera in puro stile “casta”: il privilegio del vitalizio, prima riservato ai consiglieri regionali eletti, venne esteso anche ai 10 assessori nominati. È grazie a questo simpatico meccanismo che Cosolini percepirà una pensione di circa 1.700 euro al mese netti, a vita, al compimento di appena 60 anni di età, dopo solo 5 anni di carica. Non elettiva.

Un altro sogno per milioni di lavoratori, che di pensione incasseranno molto meno, dopo più di 40 anni di fatica e non prima del 67° compleanno.

Naturalmente, durante il mandato, l'allora assessore percepiva l'indennità prevista, tra l'altro ben più elevata di quella attuale. Mentre legittimamente incassava, qualcuno ha notizia di suoi pubblici auspici circa la riduzione del (proprio) compenso...?

Il sindaco però, va oltre. “L’Ezit è un ente inutile”, ha affermato pochi giorni fa in Consiglio comunale. Anche su questo, per carità, un ragionamento è bene aprirlo.

Ma l’amnesia si ripresenta, ed ecco che Cosolini scorda la sua presidenza dell’Ente Zona Industriale di Trieste, dal 1998 al 2001. Nomina politica, anche in questo caso. All’epoca, la carica valeva oltre 3,7 milioni di lire al mese. Ma durò solo il primo anno. Il presidente Cosolini pensò che anche in quel caso il trattamento economico fosse ingiusto, quindi si aumentò subito lo stipendio a oltre 4,2 milioni di vecchie lire. Lordi, ma pur sempre al mese. Al valore di 13 anni fa, una cifra molto rispettabile. Sarà solo un caso che, in quegli anni, l'utilità dell'Ezit non veniva messa in discussione dal presidente Cosolini...?

Mi sembrano motivi sufficienti per ritenere che il richiamo di oggi alla morigeratezza stia provenendo da un pulpito non esattamente adatto a rivolgere prediche. Criticare ciò di cui si è beneficiato, non depone a favore della credibilità. Ancor meno se colui il quale oggi contesta compensi e privilegi fu personalmente tra gli artefici della loro istituzione.

Certo, da bravo politico, Cosolini fiuta l'aria, cavalca l’onda e prova a deviare su di lui un consenso che si sta allontanando dal PD, così come da altri Partiti. Ma alla politica, quella buona, si richiederebbe anche l’onestà intellettuale di maturare convinzioni diverse dal passato, senza per questo additare come pessimo il pasto che si è appena finito di consumare, fino all’ultimo boccone.

Diamo però una chance al nostro sindaco, sì che possa dimostrare che lui non è un politico vecchio stampo, di quelli solo chiacchiere e proclami, senza fatti concreti.

Cosolini, se crede davvero in ciò che dice, dia per primo l'esempio: rinunci da subito e pubblicamente al privilegio del vitalizio di 1.700,00 euro netti al mese che percepirà a breve, maturato in soli 5 anni da assessore regionale. Lo può fare, e il consenso che gli potrà derivare da questo gesto sarà meritato.

Diversamente, le obiezioni che ha sollevato rimarranno fondate. Ma dovranno venire rubricate fra le tante, inutili dichiarazioni di principio, propinate all’opinione pubblica per mera convenienza elettorale e opportunità politica del momento.
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