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BONIFICHE: UNA VITTORIA DI TRIESTE E DI UN TECNICO CHE SA FARE BUONA POLITICA.


Ci sono voluti 10 lunghi anni e 14 indecenti proposte di accordo.
Ma alla fine ci si è arrivati: un percorso chiaro e logico verso il superamento delle problematiche connesse al SIN di Trieste è stato individuato e sottoscritto.

La vicenda è nota. Terreni a destinazione artigianale e industriale per 500 ettari sottratti, dal 2002, a qualsiasi possibilità di insediamento produttivo o di ampliamento delle attività esistenti. Praticamente tutta la zona industriale della provincia di Trieste ingessata - per presunzione di inquinamento - da una perimetrazione invisibile quanto inviolabile.

Cespugli e arbusti anziché aziende e posti di lavoro, quando il Pil dell’industria triestina precipita pericolosamente sotto il 10% e mentre la crisi falcidia occupazione e redditi. Per 10 anni, proposte di accordi-capestro partivano da Roma per approdare sui tavoli della politica triestina. C’è da mettere in sicurezza, scrivevano, e servono soldi: centinaia di milioni di euro. Li sborsino le 350 aziende che si trovano lì. Non importa se producono caramelle e non hanno mai inquinato nemmeno il proprio lavandino. Non importa se, laddove inquinamento ci sia, questo è stato indiscutibilmente prodotto da Enti pubblici, decenni or sono. Non importa se un principio di legge inviolabile sancisce che è giusto paghi chi ha inquinato. Non altri. Invece: paghino gli imprenditori di oggi, intimavano ministri, sottosegretari, dirigenti ministeriali.

Una linea ingiusta e immorale, contestata fermamente dalle imprese triestine sane e incolpevoli. Protesta, ma anche proposta, di puro buon senso e a norma di legge: si facciano prima le caratterizzazioni, si scopra se davvero l’inquinamento c’è e, al caso, in che forma e in che misura.

Prima di diagnosticare l’eventuale malattia, insomma, si visiti il paziente. E poi si decida se e come intervenire.

La posizione degli artigiani e industriali triestini, espressa attraverso le proprie attive Associazioni di categoria, ha raccolto, un po’ alla volta, il sostegno della politica nostrana.

La Regione in primis ha agito con concretezza: finanziando le caratterizzazioni, opponendosi al Ministero che fino all’anno scorso insisteva per stringere il cappio attorno al collo dell’economia triestina.

Anche l’Ezit ha fatto la sua parte, schierandosi con le aziende insediate nel proprio comprensorio, eseguendo velocemente una parziale caratterizzazione dei terreni, partecipando attivamente ai tavoli ministeriali.

E poi le Organizzazioni sindacali e gli Enti locali, operando in sintonia con gli altri soggetti coinvolti.

Ma determinanti sono state la sensibilità, capacità e competenza di Corrado Clini, ministro per l’Ambiente. Ha affrontato il problema, con volontà di risolverlo. Riuscendoci in pochi mesi. Un “tecnico” che ha a cuore le sorti dell’economia triestina. Molto più, verrebbe da dire, di qualche politico che l’ha preceduto.

Se fra poco più di un anno nella Zona industriale di Trieste sarà di nuovo possibile costruire normalmente un capannone, allestire impianti e assumere lavoratori, lo dovremo quindi a due fattori.

All’inedita capacità di tutti i soggetti pubblici e privati triestini di “aver fatto squadra” per raggiungere l’obiettivo. Una primizia che dimostra come i risultati si possono ottenere se si superano banali distinguo, sterili divisioni, dannose interdizioni locali. La sinergia territoriale fra Istituzioni non rimanga perciò un fatto isolato, ma diventi metodo inderogabile di gestione per tutte le questioni triestine ancora irrisolte.

L’altro elemento decisivo è un ministro tecnico che, con fatti concreti e senza tante parole, ha fatto capire esattamente come dovrebbe agire la Politica. Quella con la “P” maiuscola che, se vuole riacquisire almeno parte della credibilità dissipata, sarà bene prenda esempio da Clini.

Abbandonando temi astratti e autoreferenziali che non interessano più a nessuno. Concentrandosi invece sui problemi veri che riguardano territori, cittadini, imprese e lavoratori.
E impegnandosi a risolverli davvero, per provare a convincerci che coloro i quali antepongono gli interessi collettivi a quelli personali non si sono estinti.

Paolo Rovis
Vicepresidente
Confartigianato Imprese Trieste

(Pubblicato su Il Piccolo del 29 maggio 2012)
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