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PERCHE' IL COMUNE REGALA LA SALA TRIPCOVICH?


Come se il tempo non fosse trascorso. La giunta Cosolini e la sua maggioranza si preparano a regalare la Sala Tripcovich alla Fondazione del Teatro Verdi, in perfetta continuità con la promessa contenuta in una delibera della giunta del sindaco Illy. Votata in fretta e furia nell’ultima settimana di mandato: primavera 2001, 11 anni fa. Un mese più tardi, il centrodestra vinse le elezioni comunali e bloccò l’operazione, fino alla cancellazione definitiva dell'ipotesi di cessione. La Sala al Verdi si, ma solo per l’utilizzo: la proprietà è infatti rimasta, fino a oggi, nelle mani pubbliche. Cioè del Comune. Quindi di tutti i cittadini.

In questi 11 anni, la città è cambiata ed è andata avanti. Davanti alla Tripcovich, l’ex-Silos sta per diventare un centro per il commercio e per servizi. E un moderno centro congressi, destinato a sostituire la Stazione Marittima. Che torna alla sua funzione originaria: a servizio del traffico passeggeri generato dalle navi da crociera.

Piazza Libertà è in procinto di godere di una riqualificazione generale, investendo anche la Sala Tripcovich, con la rimozione degli orrendi container attualmente utilizzati a servizio del palcoscenico.

Così un paio di anni fa, inserendosi nel processo di cambiamento e ristrutturazione di quell’area, un Comitato si fece promotore di un progetto interessante. Trasformare la sottoutilizzata sala in una struttura per attività musicali, concertistiche, tempo libero, artistiche. Rivolte prevalentemente a un pubblico giovane (e giovanile). Nel 2009 la concessione al Verdi era in scadenza. La proposta del Comitato, giudicata più che degna di approfondimento, portò a far decidere alla giunta comunale allora in carica – di cui anch’io facevo parte – di rinnovare la concessione al Verdi, ma solo per un anno e mezzo, anziché i soliti nove. Così lasciando aperta la possibilità per utilizzi diversi, da parte di soggetti diversi, in tempi relativamente brevi. Il segnale suscitò entusiasmo. Il Comitato produsse un bel progetto e un business-plan che dimostra la sostenibilità economica della gestione senza apporto di denari pubblici. Grandi pacche sulla spalla. Da destra e da sinistra. Poi vennero le elezioni, si insediò la giunta Cosolini. Ulteriori pacche sulla spalla, ma meno convinte.

Fino all'odierna doccia fredda: la Tripcovich la si regala, cari “gggiovani”. Non è certo roba per voi, che magari avete anche votato per Cosolini. La si regala a una Fondazione pubblico-privata: quella, appunto, del Teatro Verdi. Insomma, da bene di tutti i cittadini a bene per pochi. Gratis. E il progetto? E le risposte nel merito? Ci sono alternative? Dalla giunta Cosolini le risposte standard: vedremo, penseremo, valuteremo, vi faremo sapere...


Ma qual è il motivo per cui si vuole regalare la Sala?


Ufficialmente, quello di patrimonializzare la Fondazione Verdi. Che così potrà ottenere finanziamenti dal sistema bancario mettendo a garanzia l’immobile, viene detto. Fondazione, va ricordato, attualmente commissariata e sommersa dai debiti. Potrà risolvere la situazione una semplice proprietà immobiliare dell’ex-stazione autocorriere? Lo vedremo fra poco.


Diciamo intanto che l'elenco dei soci della Fondazione, pubblici e privati, non è disponibile: “pagina in allestimento” è scritto da sempre sull’apposita sezione del sito web. È però ben visibile lo Statuto, deliberato a fine 2006. Nel quale viene data per certezza quella che è finora rimasta una semplice (loro) speranza: “La Fondazione dispone della «Sala Tripcovich» apportata al patrimonio dal Comune di Trieste…”.
Fatto ancora non vero, come sappiamo. Ma scritto nero su bianco nello Statuto. Da oltre 5 anni. Bizzarro, no?

Ma lo Statuto forse ci aiuta a scoprire anche quale potrebbe essere il destino vero della Sala Tripcovich. Vi si legge: “La Fondazione non persegue fine di lucro ma può svolgere, in conformità degli scopi istituzionali, attività commerciali ed accessorie.” E, ancora: "In vigenza dell’articolo 15 del D.LGS. 29.06.96 n.367 e successive modificazioni ed integrazioni gli immobili pervenuti alla Fondazione devono essere venduti entro due anni dall’acquisto, salvo che non vengano direttamente destinati all’attività della Fondazione.”.

Ora, nel momento in cui la Sala verrà “pulita” dai corpi esterni mobili, finora adibiti a camerini e servizi, questa non sarà più utilizzabile come teatro. Lo dichiarò a suo tempo l’allora sovrintendente Zanfagnin, fonte certa e competente.

Ma, a quel punto, la sala non potrà più venire destinata direttamente all’attività della Fondazione e, quindi, secondo Statuto, dovrà venire venduta a terzi entro due anni.
O destinata sì ad attività della Fondazione, ma magari di natura commerciale, come lo stesso Statuto ammette. In alternativa, se non sarà possibile utilizzarla come teatro, se non verrà venduta né utilizzata per altro, il destino sarà il degrado. Una sorta di “Magazzino Vini 2”.

Su tutti questi aspetti sarà necessario e doveroso avere massima chiarezza. Perché è già grave buttare nel cestino un progetto redatto con passione, competenza e credibilità da un Comitato rappresentativo e serio.
Ma altrettanto grave sarebbe concludere un’operazione di cessione immobiliare, gratuita, senza benefici per nessuno. O, peggio, a vantaggio di pochi. La decisione della giunta Cosolini sembra quindi andare a scapito dell'intera città, non contiene alcuna chiarezza sul reale utilizzo dell'edificio e non propone valide alternative al progetto del Comitato Nuova Sala Tripcovich.


Per questi motivi, in assenza di precisi impegni e chiarimenti, troverà la mia forte opposizione in Consiglio comunale.



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