- See more at: http://www.bloggerhow.com/2012/07/implement-twitter-cards-blogger-blogspot.html/#sthash.nOhSHGGv.dpuf

Ponterosso: dove i pani non c'entrano con i pesci.

Ponterosso alla ribalta. Sei mesi fa la vicenda degli ambulanti spostati, strumentalizzata vergognosamente da Verdi e Sinistra radicale. Tre mesi or sono il clamore per il banco vendita di pesce che fa la sua fortunata apparizione nel Mercato della piazza.
Da un paio di settimane, ad attrarre l'attenzione di cittadini e giornalisti è un gazebo del movimento politico Forza Nuova, che al sabato distribuisce ad un prezzo politico (appunto) di 1 euro al kilo alcune struzze di pane.

Va subito chiarito che l'iniziativa di Forza Nuova non ha nulla a che fare con il Mercato. L'accostamento biblico - e giornalistico - dei pani con i pesci è, in questo caso, fuori luogo. La vendita del pesce è un'attività commerciale a tutti gli effetti, che ho personalmente voluto fosse lì presente. È regolarmente e giornalmente insediata nel Mercato di Ponterosso a seguito di concessione decennale del relativo posteggio su area pubblica.

La distribuzione del pane avviene invece nell'ambito di una estemporanea manifestazione politica. La vendita in questa circostanza è libera e consentita dalla legge. Anziché vendere gadgets, bandiere, accendini o biro, insomma, i militanti forzanuovisti vendono pane. E fin qui non ci sarebbe nulla da dire.

Alcune dichiarazioni rese dagli attivisti meritano però qualche riflessione.

Innanzitutto lo scopo della manifestazione. Viene detto - e si tenta di dimostrare - che il pane potrebbe costare molto meno, ma che la filiera produttori-commercianti ci lucra sopra, arricchendosi sulle spalle della povera gente. Dichiarazioni non solo demagogiche e senza fondamento, ma anche profondamente denigratorie di una categoria che, al pari di altre, fa onestamente, lavorando sodo, il proprio mestiere.

Il prezzo finale del pane, così come quello di ogni altro prodotto, è composto innanzitutto dalla somma dei costi che gli imprenditori sostengono per produrlo e venderlo. Affitti, licenze, macchinari, consumi, materie prime, stipendi dei collaboratori, tasse e quant'altro. Costi che non credo Forza Nuova sostenga. A questi va aggiunto il legittimo profitto, ché altrimenti come si crede che questi lavoratori possano campare...?

Dato il prezzo medio di vendita, che è libero e non soggetto a regolamentazioni pubbliche, non mi pare proprio che sul pane siano in atto speculazioni. Anzi, va riconosciuto lo sforzo messo in atto in questi ultimi mesi da parte dei produttori per limitare il trasferimento dei forti aumenti del costo delle materie prime sul prezzo finale.

Ancora, a detta di Forza Nuova, la manifestazione vorrebbe sensibilizzare il Comune ad intervenire sulla dinamica del prezzo del pane, calmierandolo attraverso contribuzione di denaro pubblico. Posto che il denaro pubblico è, per definizione, di tutti noi, il risultato non cambierebbe: i cittadini pagherebbero comunque, in una forma o nell'altra. In ogni caso, un simile intervento non solo non è consentito in un regime di libero mercato, ma non conseguirebbe nemmeno l'obiettivo che si dichiara di perseguire, ovvero pane a minor costo ai meno abbienti.

Giova ricordare come il Comune investa ogni anno 80 milioni di euro per i servizi sociali, rivolti a chi ha effettivamente bisogno, in modo mirato. Non a pioggia e indiscriminatamente. Un'iniziativa generalizzata, come quella reclamata, direzionerebbe invece denaro pubblico anche a chi ha redditi più che dignitosi. Altro che "pane al popolo", Robin Hood rimarrebbe basito: si toglierebbero risorse per i poveri per dare benefici anche ai ricchi!

Dare aiuto ed assistenza è una cosa molto seria, che non può venire banalizzata con slogan demagogici e con l'invocazione di provvedimenti inefficaci prima ancora che illegittimi. L'aiuto, quello vero, concreto e duraturo che il Comune eroga è fatto di contributi tangibili alle famiglie ed ai cittadini che ne hanno bisogno davvero.

Perché il rispetto è dovuto tanto a chi viene assistito, quanto a chi lavora e contribuisce con parte del proprio reddito ad alimentare i fondi pubblici destinati a fini assistenziali.

Ed è un dovere di chi amministra queste risorse far sì che vengano usate bene, in modo tangibile. Anche se meno visibile e chiassoso di un gazebino in piazza Ponterosso.
Share on Google Plus

About Paolo Rovis