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COSA INSEGNANO LE BEGONIE A MIRAMARE.

Le begonie posizionate dai Triestini a Miramare in segno di preoccupazione e affetto.

COSA INSEGNANO LE BEGONIE A MIRAMARE.

12 aprile 2016

"Se volete, venite a riprendervele. Altrimenti le cestiniamo." È condensata in queste fredde parole l'enorme differenza di pensiero e linguaggio tra cittadini e burocrazia. Che la nota vicenda delle begonie a Miramare pone in clamoroso risalto.

I Triestini amano il Castello e il Parco che furono di Massimiliano e Carlotta. E sono stanchi di vederli degradati e carenti di manutenzione. In un'altra città, si sarebbero organizzate manifestazioni di protesta con striscioni e fischietti sotto le finestre della locale Soprintendenza, affidataria del sito per conto del Ministero.

Ma siamo nella civilissima Trieste e allora il disappunto si coniuga con un gesto d'amore: centinaia di vasetti di begonia bianca e rossa (i colori del capoluogo giuliano) vengono ordinatamente appoggiati attorno e davanti alla fontana del parterre del Parco, una domenica mattina. Acquistati a spese di altrettanti generosi cittadini. 
Trieste avrà anche "mani troppo grandi per regalare un fiore" come la descrisse Umberto Saba, ma di certo ha un cuore grande così per regalare, con affetto, una profusione di piantine.

Il messaggio è chiaro: rivogliamo il Parco rigoglioso e curato come merita. Perché lo amiamo.

Ma la burocrazia non capisce. È abituata ai timbri, non ai fiori. E così non coglie la straordinaria opportunità che gli stessi cittadini le offrono: quella di partecipare a un dialogo, civile e costruttivo.

"Grazie per quanto avete fatto, grazie per l'amore che dimostrate verso uno dei luoghi più belli d'Italia. Avete ragione, è passato troppo tempo prima che si intervenisse per sistemare il Parco. Ma a nostra volta abbiamo avuto tante difficoltà, dobbiamo sottostare a norme e procedure complesse che ci impediscono di essere rapidi quanto anche noi vorremmo. Però, guardate: abbiamo sistemato le serre storiche, stiamo compiendo altri interventi e anche questo parterre è pronto per ricevere le nuove, bellissime piantumazioni. Le potrete ammirare fra poco. Le vostre begonie le sposteremo perché qui, è evidente, non possono rimanere. Ma apprezziamo il gesto, se siete d'accordo ricomponiamo l'alabarda nell'ingresso del Castello, oppure diteci voi. E, se volete, facciamo insieme un giro per il Parco così vi mostro i lavori che stiamo portando avanti".

Questa avrebbe dovuto essere la risposta del Soprintendente, il cui senso dell'opportunità - se non altro - l'avrebbe dovuto consigliare di essere lì, fisicamente presente, la scorsa domenica mattina. Non so se ci sarebbe stato un applauso finale, ne dubito. 


Ma di certo i civilissimi Triestini avrebbero apprezzato e si sarebbero sentiti trattati come è nel loro diritto: da cittadini, preoccupati per la sorte di un bene che amano. E che è, lo si ricordi, di loro proprietà.
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