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TRIESTE CITTÀ METROPOLITANA. PERCHÉ HO FIRMATO LA PETIZIONE DEL SENATORE RUSSO.


TRIESTE CITTÀ METROPOLITANA. PERCHÉ HO FIRMATO LA PETIZIONE PROMOSSA DAL SENATORE FRANCESCO RUSSO.
"Lavorare insieme per "Trieste Città Metropolitana" è anche l'occasione per dimostrare che abbiamo smesso di azzuffarci fra noi triestini, mentre altri ne approfittavano per sfilarci le opportunità di cui, finora, ci siamo accorti quand'era troppo tardi."


13 settembre 2015

Alcuni treni non passano spesso. Quello delle riforme istituzionali è uno di questi. 

Rivisitazione del Senato, abolizione delle Province, ripensamento dei modelli di gestione di aree intra-regionali. Sono cambiamenti che aprono a possibilità di applicare una virtuosa ingegneria amministrativa, aderente alle richieste dei cittadini di essere destinatari di migliori servizi pubblici. E funzionale allo sviluppo sociale ed economico di un territorio.

Questo treno sta passando. Ora, vicinissimo a noi. Porta con sé l'opportunità di costruire per Trieste e l'intera area giuliana un assetto nuovo, che preservi l'identità e unisca energie, competenze, infrastrutture, in uno strumento di gestione snello, competitivo, efficace.
Questo modello può essere la "Città Metropolitana".

Immaginate una rete di servizi omogenea su area vasta, che sfrutti economie di scala per riversarle in migliorie tangibili a beneficio dei cittadini. 
Immaginate una unione sinergica tra scali portuali, tra aree per la logistica, tra strade, stazioni, linee ferroviarie. 
Immaginate un unico ente amministratore che contenga e rappresenti ogni specificità, ma agisca come un singolo soggetto. 
Immaginate l'eliminazione dei conflitti di competenze o la sprecona sovrapposizione delle stesse. 
Immaginate Trieste e la Venezia Giulia interlocutore diretto con l'Unione Europea per attivare progetti, beneficiare di finanziamenti.

Io ho provato a immaginarlo e l'idea mi piace. 

Ma la nuova "Trieste Città Metropolitana" non ci verrà regalata da nessuno. Né ci cadrà fra le mani proveniente dal cielo. Se vogliamo ottenerla, dobbiamo lavorarci. Come? Anche qui, applicando un metodo nuovo per la nostra città.

Che significa abbandonare sterili divisioni e sgambetti reciproci, archiviare gelosie e baruffe, superare polverosi schieramenti per bandiere partitiche, sempre più prive di significato. Significa lavorare noi per noi. E quel "noi" siamo tutti coloro che abitano e vivono questo meraviglioso, ma ancora troppo sonnecchiante, lembo orientale d'Italia.

Io ho provato, oggi, ad applicare questo metodo, sottoscrivendo la petizione del senatore triestino Francesco Russo, del PD. Che riprende la lungimirante battaglia già iniziata - quando però il "treno" non stava ancora passando - da Uberto Fortuna Drossi. E che non realizza, ma almeno tende a farlo, la visione autonomista che fu del compianto Primo Rovis e della Lista per Trieste.

Per troppo tempo abbiamo assistito, anche compiacenti, alle guerricciole intestine fra Triestini. Mentre poco distante da noi, sia si guardi al Friuli, sia ci si volti verso Capodistria o verso il Veneto, si muovono in squadra compatta per attrarre investimenti, provvidenze, benefici.

Lavorare insieme per "Trieste Città Metropolitana" è anche l'occasione per dimostrare che la lezione l'abbiamo imparata. Che abbiamo smesso di azzuffarci fra noi mentre altri ne approfittano per sfilarci le opportunità di cui, finora, ci siamo accorti quand'era troppo tardi.

Sta passando il treno. Saliamoci. Poi, una volta a bordo, potremo anche fare la gara per occupare il vagone migliore. Ma intanto, saliamoci in fretta.
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