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Qualità della vita: Trieste male. Anzi, bene. Ma è una farsa: ecco perché.


Qualità della vita: Trieste male. Anzi, bene. Ma è una farsa: ecco perché.
Sulle classifiche del "Sole 24 Ore" e di "Italia Oggi" dati vecchi e disomogenei, che non tengono conto delle specificità territoriali. A usarli per propaganda politica si rischiano pessime figure.

27 novembre 2017


Come ogni anno, i due principali quotidiani economici italiani pubblicano, stavolta a distanza di poche ore l'uno dall'altro, le classifiche sulla qualità della vita nelle città italiane. E, come ogni anno, le valutazioni sono estremamente diverse fra loro.

Trieste si trova così a precipitare al 70° posto - scendendo di ben 19 posizioni - secondo "Italia Oggi". Ma sale ulteriormente la top ten, con un balzo all'insù di 4 gradini, stando a quanto rileva il "Sole 24 Ore".

La disparità certifica un dato: queste pagelle valgono poco o nulla. Perché diversi fra loro sono parecchi criteri di valutazione e, a parità degli stessi, a essere non omogenei sono i periodi di osservazione. Taluni dati si riferiscono infatti al 2015, altri al 2016, altri ancora all'anno in corso. E perfino le fonti da cui sono ricavati non è detto siano le medesime.

Insomma, classifiche estemporanee cui attribuire la medesima attendibilità dei test che si compilano ad agosto sotto l'ombrellone.

Nel merito, invece, citiamo due esempi di come l'interpretazione dei dati, anche quando per i due giornali sono simili, giochi la sua parte.

Trieste si piazza molto bene quanto a valore prodotto pro-capite. Nelle due classifiche, è per entrambe al 12° posto. Un dato che potrebbe stupire, nella città con un'altissima presenza di pensionati e con un numero di dipendenti pubblici secondo in percentuale solo a Roma.
Ma, dall'altra parte, va ricordato che gli enormi fatturati di Fincantieri e Generali - le cui sedi legali si trovano nel capoluogo giuliano - hanno un peso straordinario sulla voce presa in esame. E sulla classifica.
 

Parrebbe male, invece, quanto a criminalità. Trieste occupa posizioni non invidiabili, dietro città i cui nomi si conoscono più per i delitti che vi si perpetrano che per altro. Ma, se guardiamo il dettaglio, scopriamo che il maggior numero di crimini attribuiti a Trieste è di tipo informatico. Truffe, pishing, virus, insomma. Denunciati più che altrove, si ritiene. E, dal momento che il Comparto della Polizia Postale del Friuli Venezia Giulia ha sede a Trieste e probabilmente qui confluiscono le denunce dell'intera regione, ecco una plausibile spiegazione del fenomeno criminalità che, di primo acchito, desterebbe un allarme non giustificato.

Due esempi fra i tanti che se ne potrebbero proporre. Possono bastare, però, a dare dimostrazione dell'inconsistenza di queste pagelline. Bene farebbero le amministrazioni locali, di ogni colore, a ignorarle: non premiano per meriti che non ci sono, non puniscono per colpe che non hanno.

I cittadini razionali l'hanno capito da tempo e sanno bene che la loro vita non cambia, in meglio o in peggio, secondo le medie aritmetiche o i macrodati, per di più disomogenei.

Per ciascuno, sarà una bella città quella dove il figlio disoccupato trova un impiego decente, dove un familiare ammalato viene curato bene, dove la mamma può frequentare un giardino pubblico o un quartiere senza temere per la propria incolumità. E viceversa. E sarà in quelle singole, personali pagelle che troveremo l'unico voto valido: quello dato dal cittadino, sulla base delle proprie, uniche, incontrovertibili esperienze dirette.

Qui la classifica 2017 del "Sole 24 Ore".
Qui la classifica 2017 di "Italia Oggi".
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